Rispolverando la camera scura…

Perché aggiornare questo blog proprio ora? Perché in questo periodo ho bisogno di buttarmi in sfoghi creativi pur facendo difficoltà a trovarli. Ho necessità di metabolizzare la definitiva conclusione di una pagina della mia vita che è durata esattamente vent’anni (“Coincidenze? Io non credo…”). Negli ultimi due anni l’attività di scrittura si è notevolmente diradata, o meglio, affiancata all’inesperto e spesso maldestro tentativo di raccontare per immagini. Sì, sono tornato al mio vecchio amore tra i media narrativi, il fumetto, e questa attività portata avanti in modo amatoriale e sperimentale piano piano sta prendendo il sopravvento sugli altri sfoghi. Aspettatevi, quindi, un maggior spazio a contenuti grafici(fumetti, ma anche semplici esperimenti grafici come questo in alto) su queste pagine nei tempi a venire, pur non abbandonando quelli letterari tout court, anche perché ho ripreso di recente a leggere, e molti titoli che avevo in coda di lettura anche da anni in qualche caso potrebbero meritare una recensione qui. Il tutto sempre con la consueta sporadicità che dovete sempre considerare, di default, l’unica vera caratteristica immutabile di questo blog.

In fondo, c’è una certa coerenza di fondo nel fatto che proprio oggi mi sia venuta voglia di rispolverare il mio vecchio blog personale. Sono trascorsi esattamente vent’anni da quello che è stato l’evento collettivo decisamente più scioccante per la mia generazione, un fatto che ha modificato radicalmente la percezione collettiva del mondo e della società per dei giovani che si stavano appena affacciando alla realtà di un mondo uscito appena un decennio prima dal lungo incubo del mondo diviso in due blocchi. Non abbiamo fatto in tempo ad assaporare quel ritrovato senso di liberà e ottimismo che subito il mondo è tornato prigioniero di spauracchi ancora peggiori, in un certo senso.

Quanto dell’inquietudine, della disillusione e del nichilismo che la mia generazione si porta dietro come caratteristica intrinseca è legato a questo trauma? Io credo molto. Quanto della sua spasmodica ricerca di interazione virtuale legata al tentativo di superare le distanze geografiche è legato q questo evento, dopo il quale non è stato più così scontato il nostro sentirci cittadini del mondo e il nostro diritto di percorrerlo in lungo e in largo come se non esistessero frontiere? Quanto si deve a esso della tendenza morbosa alla viralità dei contenuti del web, di cui forse il primo squillo di tromba furono proprio quelle foto e quelle riprese scioccanti di edifici ciclopici in fiamme? Quanto ci è stato rubato in questi vent’anni, con la scusa della necessità di farci sentire più sicuri?

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