(ri)Cominciamo

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Nel fare questo sforzo, davvero minimo sindacale, di introduzione e benvenuto, vorrei mettere sull’avviso tutti coloro i quali potrebbero incorrere nell’errore, peraltro scusabilissimo, di scambiare questo spazio per un blog.

Gestire un blog a mio modesto parere presuppone una serie di attitudini verso le quali la mia propensione oscilla tra l’assoluta carenza e l’uso saltuario senza carattere di dipendenza.

La prima attitudine cui mi riferisco è la continuità sistematica. Io stesso, in verità, la ricerco (pretendo?) nei rarissimi casi in cui mi appassiono a seguire il blog di qualche amico o sconosciuto che magari mi ha colpito con un articolo. Se la ricercherete in me e in questo mio spazio siete destinati a restare inevitabilmente delusi e arrabbiati quasi allo stesso modo del  mio caro e affezionatissimo editore quando mi chiede come sto procedendo nel completamento del mio primo romanzo. Sono una persona per la quale il blocco creativo non è una spettrale chimera, ma al contrario una normalità così presente nella mia vita, dentro e fuori i suoi momenti di lavoro creativo e intellettuale da essere diventata una parola che ispira più noia che panico, e ciò, unito a un modus vivendi (recte, supravivendi, forse) oltremodo stressante e sregolato e una congenita volubilità e incostanza mi rende incapace di garantire frequenza nei post. Riprova di ciò sarebbe che questo spazio wordpress è stato creato svariati mesi fa, tuttavia solo con l’anno nuovo (e conseguente vita nuova, o morte nuova, chissà?!) mi sono trovato nella predisposizione psicologica per dedicarmici con il minimo sindacale necessario di convinzione, passione e voglia propositiva (eufemismo per dire che ho trovato finalmente cinque minuti e la voglia di smanettare un po’ con il funzionamento di wordpress.

Quindi, se decidete di restare, non prendetevi troppa collera se i post saranno discontinui, evitate se possibile insulti e soprattutto lanci di frutta marcia, verdure di stagione, meglio se di agricoltura biologica, sono invece sempre bene accette. La mia “creatività”, se vogliamo definirla in modo iperbolico e presuntuoso, è un rubinetto che va a flusso altalenante, talvolta sgorga con violenza schizzando su tutto e lasciando magari molti schizzi di sporco e fango misto all’acqua, talvolta stilla poche avare gocce che però magari sono ben più limpide.

Altra importante avvertenza, non aspettatevi necessariamente coerenza sistematica e di contenuti. Questo spazio nasce con lo scopo di condividere in primis i miei arzigogoli nel campo della fiction narrativa e in generale miei contributi d’ingegno quali possono essere recensioni di opere letterarie e cinematografiche, o articoli di saggistica letteraria (ovviamente di genere). Non sono necessariamente contemplate opinioni su argomenti di attualità, né escluse a priori, ma non aspettatevene con troppa frequenza: Al di là del fatto che non seguo quasi per nulla i mass media diversi dal web.2 (non ho la televisione in casa, e ascolto la radio di solito negli orari in cui trasmette musica “quasi” ascoltabile, ovvero ora molto tarda), anche se fossi più documentato sull’attualità (ma chi ha detto poi che queste scelte mi rendono per forza meno documentato?), non sarei comunque in grado di esprimere con tempestività la mia opinione sui fatti del giorno, e di avere un’opinione su tutto: non mi riconosco in tale tipologia di persona, e in ogni caso ciò implicherebbe l’attitudine di cui al punto uno). Insomma, ci sarà, con un po’ di fortuna, di tutto un po’, possibilmente non politically correct, né in campo di fiction né di altre riflessioni.

Quindi cosa rimane?

In apparenza molto poco, la camera oscura è per definizione piena d’oscurità e in essa è difficile vedere qualcosa, difficile lo stesso orientamento, tuttavia proprio nella camera oscura è possibile far emergere forme e riflessi di luce sulla parete, e dare a esse nitidezza, cristallizzarle in quella eternizzazione di un attimo che è la fotografia, ma la mia camera oscura mi piace intenderla come un qualcosa di diverso del facile sinonimo di fotocamera, ma di uno spazio metaforico in cui sagome, frammenti, flash di vita emergono dall’ombra mostrandosi nella loro vera essenza, che spesso può sfuggire in un contesto di sovraesposizione. La camera oscura è un test, perché nell’oscurità, senza coordinate né parametri di direzione, la mente aperta ed elastica tira fuori tutte le sue insospettabili risorse. Le mie, per potervi rendere la lettura dei miei contributi un’esperienza piacevole, la vostra, per sopravvivere a essi…

Indi, benvenuti nella camera oscura e buona permanenza tra le mie ombre.

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